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Nel ghetto di Cracovia PDF Stampa E-mail
Scritto da gildaprayer   
Domenica 26 Febbraio 2012 19:26

Un'atmosfera cupa…
Eravamo solo cinque ragazzi per ogni delegazione scolastica italiana per le strade del ghetto di Cracovia; il tempo fermo a quei lontani anni Quaranta.
Brividi continui, ma non per i -3°, ma per una strana sensazione: attorno a noi era come se ci fossero dei fantasmi e poi quel pesante SILENZIO...
Prima della seconda guerra mondiale, vivevano a Cracovia più di 64.000 ebrei, poiché la città era un prestigioso centro culturale. L’alta concentrazione di ebrei era dovuta anche  alla particolare condizione della Polonia, paese in cui, a differenza del resto d’Europa, vigeva una certa tolleranza religiosa e il pagamento delle tasse era ridotto.
Dalla seconda metà del 1940 fino all'inizio del 1941, più di 48.000 ebrei dovettero abbandonare la città, e i restanti furono rinchiusi dai tedeschi nel ghetto, creato nel quartiere di Podgorze, situato sulla riva destra del fiume Vistola.

In verità, la persecuzione degli ebrei iniziò con l’occupazione da parte dell’esercito tedesco, il 6 settembre 1939, della città di Cracovia.
Le azioni contro la comunità ebraica furono immediate e il responsabile del comando era l'Obersturmbannführer Max Grossopf. Il successivo 26 ottobre, Cracovia venne dichiarata capitale del Governatorato Generale. Con l'insediamento di Hans Frank come Governatore, le persecuzione nei confronti degli ebrei continuarono.
Il 3 marzo 1941 venne creato il ghetto di Cracovia, nel quartiere di Podgorze, a sud della città. Vi furono concentrati tutti gli ebrei della città e quelli rastrellati nei vicini villaggi.
Il ghetto rappresentò un punto di transito per la suddivisione tra i lavoratori considerati abili e coloro che erano destinati al successivo massacro nei campi di sterminio.
La selezione degli ebrei da deportare era realizzata nella PlacBohaterow Ghetta, Piazza degli eroi del ghetto, detta anche Piazza delle Sedie. Oggi il luogo è caratterizzato da un’installazione realizzata da due artisti di Cracovia. La piazza è infatti arredata con sedie in legno per ricordare un episodio accaduto in occasione dello sterminio del 1943. Le maestre della scuola del ghetto, per non creare allarme e scompiglio tra i loro piccoli alunni, fecero portare le sedie nella piazza, spiegando loro che quel giorno la lezione si sarebbe tenuta all’aperto. In piazza, però, gli alunni andarono incontro al loro destino di morte.
Vorrei condividere questa mia esperienza vissuta nel ghetto di Cracovia, riportando le parole incise sulla lapide che si trova nella cava di pietra principale del ghetto:
“Qui in questo luogo, si torturarono, si assassinarono e si incenerirono negli anni 1943-1945 migliaia di ebrei radunati dalla Polonia e dall'Ungheria. Non conosciamo i cognomi degli assassinati. Sostituiamoli con una parola – Ebrei. Qui, su questo luogo, si realizzò un crimine dei più orribili. La lingua umana non conosce parole per definire l'orrore di questo crimine. La sua incredibile bestialità, spietatezza, ferocia. Sostituiamole con una parola – nazismo. In memoria agli assassinati, il cui ultimo grido di disperazione è il silenzio di questa città. Rendono omaggio gli ebrei salvati dalla strage fascista.”
Solo dopo questa bellissima esperienza, posso comprendere come quel silenzio iniziale è diventato rumoroso: i miei occhi hanno osservato quei muri con le estremità ondulate, dove migliaia di uomini erano ammassati in attesa di un destino, lasciati a penzolare sul filo della speranza. Nonostante l’immane sofferenza che ha colpito questo sfortunato popolo, rimarrà sempre tra i miei ricordi la loro voglia di vivere e di sperare attraverso la preghiera.
Questo perché si può uccidere un uomo ma non la sua anima.
Questo è il ghetto ebraico di Cracovia!
Valentina Amoruso V B Igea

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 11 Marzo 2012 07:37